Piacere di conoscerci.

Giornalista e scrittore, Professore in Relazioni Pubbliche Avanzate, consulente in Reputation management e Crisis communication

Il mio C.V.

 

 

 

Socio Professionista della F.E.R.P.I.

Il mio approccio

Strumenti efficaci, misurabili e ad alto valore aggiunto per costruire reputazione: lo scopo è portare le persone e le organizzazioni a passare dal concetto di leader di mercato a quello di leader d’opinione. Tenendo sempre a mente che l’unico fattore che può realmente fidelizzare qualcuno per la vita è contribuire concretamente al suo successo; non dobbiamo solo dare buoni consigli: dobbiamo impegnarci in prima persona, lottare e condividere i loro sogni, seduti dalla stessa parte della scrivania…

 

 

 

Reputation Management

In una delle sue celebri “lezioni americane”, “Exactitude”, l’indimenticabile Italo Calvino – nella top ten degli autori italiani del ‘900 – si concentra sulla “forza della parola” e – per contro – sulla crescente banalizzazione del linguaggio nei tempi moderni. Le parole sono come un abito, che dà forma ai nostri pensieri, e ci permette di decidere come desideriamo essere percepiti all’esterno, da tutti i pubblici con i quali entriamo quotidianamente in contatto. Il più importante asset intangibile per un’organizzazione economica è la reputazione, che è concretamente in grado di condizionare i comportamenti di acquisto di prodotti e servizi. Le persone oggi si sentono sempre più libere di manifestare la propria opinione, e hanno la piena consapevolezza di “essere parte dell’equazione globale”: possono condizionare il perimetro reputazionale di un’azienda come di un personaggio pubblico, che sia esso l’Amministratore delegato di un’azienda, un Ministro, una banca, o un artista di fama, riducendo tangibilmente la sua capacità di operare…

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Digital PR

Il periodico britannico Observer ha pubblicato la foto di una protesta popolare, uno striscione esposto dai cittadini in piazza, con scritto: «Siamo tutti social network». Questo è incredibilmente vero, perché grazie al web le interconnessioni quotidiane tra persone hanno raggiunto livelli non più ignorabili. Ma quante organizzazione economiche dispongono di un piano realmente funzionale per gestire la propria presenza sui Digital media e sui Social network? E quante – aspetto ancora più strategico – hanno elaborato un progetto di relazioni pubbliche in grado di traghettarli dal “modo in cui sono percepiti ora” al modo in cui desiderano essere potenzialmente percepiti dai propri Clienti…? I Clienti vogliono sentirsi unici: facciamoli sentire importanti. Perché lo sono: da essi, da ciò che pensano del vostro marchio e della Vostra attività professionale, dai giudizi che esprimono agli amici e colleghi e poi postano sui forum di discussione in internet, dipende buona parte del successo o insuccesso di qualunque prodotto o servizio, e queste variabili – in grado di influenzare tangibilmente e velocemente l’indice reputazionale di qualunque organizzazione economica – sono vitali. In un mondo iper-connesso, i motori di ricerca sono i gestori più importanti della reputazione, premiando o punendo i comportamenti con un sistema di posizionamento che influenza le future ricerche sulla vostra organizzazione.

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Istituzioni Pubbliche e Decisori

Il reputation management 2.0 implica la ricezione dei commenti in modo aperto e il coinvolgimento dei vari pubblici verso il miglioramento della percezione che pubblicamente hanno di Voi: il pubblico è il Vostro potenziale alleato, quindi può aiutarvi a migliorare la vostra reputazione. O peggiorarla irrimediabilmente, se ad esempio le Digital PR non sono adeguatamente presidiate. Quanti decisori dispongono di un piano strategico di comunicazione, e di un presidio in tempo reale – h 24 e 7 giorni su 7 – dei propri “digital body”…?

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Transmedia #Storytelling

Questo termine sta entrando prepotentemente nel vocabolario degli addetti ai lavori: non solo rappresenta il futuro – anzi, ormai il presente – del narrare storie create dalle aziende, ma esprime il potere della cultura contemporanea che tende a fondere l’esperienza delle aziende con quella dei fruitori, in una perfetta sintesi. Un processo per cui si generano nuove “trame” e si aprono nuovi mercati partendo dalla circolazione dei contenuti e delle idee che gli stessi Clienti finali creano attorno a un prodotto, un servizio o un marchio. L’era della mera trasmissione unilaterale di contenuti – senza curarsi dell’impressione e delle idee del proprio pubblico – è ormai alla fine: occorre lavorare su sistemi che prevedano un feedback istantaneo nonché strumenti di narrazione collettiva, perchè gli utenti non solo vogliono poter “dire la loro” sulla storia narrata dal marchio, cosa che ormai viene data assolutamente per scontato, ma vogliono anche poter influenzare gli imprenditori; di fatto la “storia di successo” è solo quella che gli autori “abbandonano” dal punto di vista creativo come un guscio di noce nell’oceano della creatività del pubblico dei fruitori. Questo è un territorio nuovo, in cui produzione e consumo scambiano i propri ruoli e discutono le proprie ambizioni, mostrandosi specchio di un’era interconnessa, votata alla vera partecipazione 2.0. Sempre più aziende stanno inoltre lavorando per creare community di marca: è di gran lunga la più ardua da creare, ma è anche potenzialmente lo strumento in grado di ricompensarvi di più. Creare una community significa offrire una piattaforma ai vostri pubblici dove possano discutere, condividere, imparare, incontrare persone dalle idee affini. Servono idee chiare, design attento, pazienza, empatia e presidio costante: la ricompensa consisterà in una schiera dei cosiddetti “evangelisti”, i più attivi sostenitori del vostro marchio aziendale, disponibili realmente a battersi per difenderlo. Non è affatto semplice creare community frequentate, ed è molto difficile farlo senza un supporto professionale, ma il ritorno concreto dell’investimento è tangibile e misurabile…

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Crisis Management

Quando sono più “evolute”, le Relazioni Pubbliche muovono dalla considerazione che è funzionale prevedere scenari e prepararsi a fronteggiarli efficacemente, piuttosto che subirli e intervenire a posteriori per risolvere delle emergenze, e in tal caso le RP prendono le sembianze del Crisis-management e si servono delle tecniche proprie di quella disciplina. E questo è un altro filone di riflessione legato alla reputazione sistematicamente dimenticato: quello delle crisi reputazionali potenziali. Con l’avvento di tecnologie innovative e l’affermarsi della portata globale di Internet, l’impatto locale si fa globale: ad esempio, ciò che viene considerato localmente come un comportamento pregiudiziale per la reputazione può danneggiare un marchio su scala assai ampia. Il modo in cui le informazioni si propagano e in cui un evento pregiudizievole per la reputazione e per le vendite è “governato”, sono fattori spesso più rilevanti della crisi stessa. Eventi di per se poco significativi possono essere ingigantiti, e situazioni che nulla hanno a che fare con con la vostra organizzazione possono avere riflessi molto negativi sulle vendite, oppure eventi gravi e drammatici – ancorchè statisticamente poco frequenti – possono colpire e danneggiare la reputazione della Vostra azienda. La corretta gestione – preferibilmente “preventiva” – delle crisi reputazionali, diventa quindi uno strumento fondamentale per evitare che la professionalità e la dedizione che un manager ha profuso per molti anni possano essere vanificate o messe in discussione a causa di una situazione reputazionale mal gestita. I riscontri in grado di confermare l’adagio popolare sulla “stipula” della polizza furto per l’abitazione solo dopo la prima “visita” da parte dei rapinatori, sono numerosissimi in Italia, paese purtroppo a “bassa sensibilità” sul tema della previsione delle crisi reputazionali. Peccato che quando il problema è deflagrato, sia quasi sempre troppo tardi per gestirlo con efficacia…

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Responsabilità Sociale

Il Libro Verde della Commissione Europea definisce la Responsabilità Sociale d’Impresa come “l’integrazione su base volontaria, da parte delle imprese, delle preoccupazioni sociali e ambientali nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate”. Nel mio articolo La dimensione etica della vita d’impresa , citavo il Premio Nobel Milton Friedman, che negli anni ’80 dichiarò che l’unica azione “socialmente responsabile a carico di un’azienda sarebbe stata pagare le tasse”. Il tempo ha mutato profondamente questo concetto, e oggi la globalizzazione ha generato nuove preoccupazioni e aspettative nei consumatori, nelle comunità, nelle autorità pubbliche, negli investitori. Le aziende sono fortemente radicate e “connesse” con il territorio dove operano e con la società in generale, spesso molto più di quanto l’imprenditore stesso riesca a percepire. Prendere atto di ciò significa inevitabilmente assumersi responsabilità nuove, che in passato non erano proprie della normale vita aziendale. Ma – come sempre – le novità devono e possono essere “governate”, e da ciò che può apparire un nuovo problema possono nascere opportunità interessantissime.  Alle aziende non viene più solo chiesto di “macinare utili” o di far bene il proprio lavoro: i vertici aziendali sono chiamati in causa su tematiche quali la riduzione della povertà, l’impegno sociale ed ambientale, la qualità della vita. Le aziende oggi devono fare i conti con un mercato veramente “globale” – non solo in senso geografico, come è noto da decenni – bensì in quanto “parte della rete neuronale” della società in cui operano. Assolvere al proprio impegno in termini di social responsibility non significa pubblicare un bilancio sociale con un mero elenco di azioni di beneficenza: il tempo in cui bastava “fare del bene” e raccontarlo in qualche comunicato stampa prima di un elegante rinfresco per i giornalisti, è definitivamente tramontato: Le imprese sono parte di una rete complessa, che a livello planetario pone in relazione ognuno di noi con l’altro, ogni istituzione con un’altra istituzione, ogni azienda con le altre aziende, e tutti questi elementi organicamente tra loro. Solo la valorizzazione di questi rapporti – a partire ovviamente da quelli “di prossimità”, e in modo graduale e “sostenibile” per l’imprenditore stesso – può garantire un ritorno sull’investimento per gli azionisti veramente significativo e duraturo

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Rendicontazione Integrata a Flusso Continuo

La CSR si fa evoluta e digitale. Ho ideato il primo “Social Hub” al mondo, basato su un progetto nato nel 2008 e sviluppato per anni, sotto forma di cantiere aperto, in varie versioni “beta” fino al lancio pubblico della piattaforma: si tratta di un bilancio aziendale on-line 365 giorni all’anno, costruito non dall’azienda bensì dai vari stakeholder, senza quindi alcuna possibilità di “lifting di fine anno”, dove al contrario l’inevitabile pubblicazione di eventuali dati negativi diventa immediata analisi di criticità ed emersione di sacche di inefficienza altrimenti passate inosservate. Niente più “agiografia” e buonismo tipici dei bilanci sociali: le cose come stanno, in modo trasparente, con numeri e dati consultabili in qualunque momento dell’esercizio, così da costruire concretamente reputazione basata sul costante dialogo con i pubblici dell’azienda. É un “cantiere aperto”: qui puoi scaricare la presentazione dell’ultima versione.

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Human Social Responsibility

 Human Social Responsibility

 

Guarda la proposta Human Social Responsibility:
un progetto d’innovazione ed un nuovo modello di business.

creatoridifuturo.it

Creatori di Futuro

La raccolta dei più interessanti articoli che ho scritto e che ho letto sulle relazioni pubbliche, sulla comunicazione non convenzionale, sul digitale e sul web 2.0, sulle buone prassi aziendali di sostenibilità, sulla prevenzione e gestione di scenari di crisi, e su altre tematiche afferenti il modo in cui “veniamo percepiti” dai pubblici con i quali costruiamo quotidianamente relazioni.

corpidigitali.it

Seduzione, amori, abbandoni, malattie e

immortalità dei nostri digital body

Corpi Digitali

 

 

Scopri cosa dicono di noi

“La Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale ha scritto un rapporto sugli ultimi dicasteri degli Esteri e il loro approccio verso i Social media. Le note positive riguardano quasi esclusivamente lo straordinario lavoro di Luca Poma in Farnesina.”
Giulio Maria Terzi di Sant’Agata, Ambasciatore ed ex Ministro degli Esteri della Repubblica Italiana
“Incredibile. Riguardo al saggio di Luca Poma dal titolo “Six Memo for the Next Time Communication”, non avrei potuto immaginare una migliore applicazione delle ‘Lezioni’ di Italo Calvino nell’ambito della comunicazione”
Rodolfo Falletti, Manager IT e start-up innovative, ideatore della App “YouPony”
“Luca Poma è sempre sorprendente nella professione: ho il grande privilegio di conoscerlo e di pormi tra i suoi sostenitori più appassionati…”
Luca Glebb Miroglio, Presidente del Club della Comunicazione dell’Unione Industriale e consulente in media-relation
“Conoscevo il Suo lavoro al Ministero degli Esteri: Luca Poma è IL ‘guru’ della Comunicazione non convenzionale e delle Digital Media Strategy”
Carola Carazzone, Segretario generale ASSIFERO, Associazione Italiana Fondazioni ed Enti di Erogazione
“Luca Poma ha scritto un libro nel quale dà consigli tempestivi e competenti su come mantenere o riprendere il controllo dell’opinione pubblica quando il gioco si fa duro. Opere come questa hanno un valore inestimabile”
Paul Seaman, Editor on 21st Century PR Issues
“Quello che scrive Luca è bello, interessante e ottimamente scritto. Quindi ‘grazie’. Un suo bel pezzo mi ha richiamato il tratto di uno dei miei artisti prediletti, quel Jackson Pollock e la scuola dell’action painting”
Toni Muzi Falconi, Professore di Global Relation alla New York University e di Relazioni Pubbliche all’Università Lumsa di Roma, consulente di RP di fama internazionale
“Luca Poma dimostra una grande conoscenza del Crisis management e della Crisis Communication, sviluppata in anni di attività professionale”
Elio Borgonovi, Professore Ordinario di Economia delle Aziende e delle Amministrazioni Pubbliche all’Università Bocconi di Milano
“Poma ha un’esperienza veramente ampia e una capacità di pensare ‘out of the box’ non comune”
Chiara Muzzi, Consulente per il settore no-profit
“L’analisi di Poma mette in gioco ed incrocia comunicazione e scienza in modo realmente innovativo, complimenti”
Emilia Costa, Professore Emerito di Psichiatria all’Università di Roma La Sapienza, già 1^ Cattedra di Psichiatria, autrice di 350 pubblicazioni scientifiche
“La sua visione strategica è veramente impressionante, come il metodo di lavoro Suo e del Suo staff. Così si costruiscono le campagne e i risultati. La sua capacità di vincere sfide sul web, dando risposte ‘avvolgenti’ e risolvendo i conflitti muovendosi sulla linea di ‘minor resistenza’, ricorda la tecnica del Tai Chi Chuan applicata in chiave di comunicazione…”
Giulio Terzi di Sant’Agata, Ambasciatore ed ex Ministro degli Esteri della Repubblica Italiana
“L’idea di Poma, di un bilancio integrato online 365 giorni all’anno, totalmente disintermediato dal management aziendale, è semplicemente geniale: è esattamente ciò verso cui dovremmo andare”
Stefano Zamagni, Economista, Professore Ordinario di Economia all’Università di Bologna, Professore di International Political Economy alla Johns Hopkins University, in un intervista alla Harvard Business Review
“Luca sa suonare le corde del cuore, ecco cosa può fare una buona narrazione nella comunicazione”
Francesca Albanese, Consulente in comunicazione ed esperta di marketing territoriale

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In una delle sue celebri “lezioni americane”, “Exactitude”, l’indimenticabile Italo Calvino – nella top ten degli autori italiani del ‘900 – si concentra sulla “forza della parola” e – per contro – sulla crescente banalizzazione del linguaggio nei tempi moderni. Le parole sono come un abito, che dà forma ai nostri pensieri e ci permette di decidere come desideriamo essere percepiti all’esterno, dal pubblico con il quale inevitabilmente entriamo quotidianamente in contatto (...)
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